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il Piccolo: «Biocentraline e serre porteranno via lavoro» Stampa E-mail

Venerdì 4 novembre 2011, il Piccolo: «Biocentraline e serre porteranno via lavoro»

Il mega progetto della Fossavecchia divide i cittadini di Fiumicello. Plausi ma anche aspre critiche sono uscite l'altro ieri sera nella gremitissima sala consigliare, dove la giunta ha illustrato il progetto sul distretto agricolo comunale proposto dalla società Ipros di Armando Canciani. Non tutti sono stati convinti dalle opportunità elencate dal sindaco Ennio Scridel, affiancato da Canciani e Walter Franzil, consulente incaricato dalla ditta a valutare l'impatto ambientale. I nodi sollevati sono principalmente due: primo, la paura che venga tolto lavoro agli agricoltori locali. Oltre a due centraline, una a biomassa, l'altra a biogas («ognuna delle quali non inquinerà più di una palazzina di 30 appartamenti» spiega Franzil), il pezzo “forte” del progetto sono i 30 ettari di serre fotovoltaiche su cui verranno coltivati ortaggi per la grande distribuzione. «Sono previsti dei chioschi – s'interroga l'agricoltore Mara Meneghel -. Serviranno mica per la vendita diretta?». Il secondo problema è il rischio allagamento: «Io vivo lì – riprende Meneghel – e ci allaghiamo perché la Fossa Vecchia è una zona che serve a far defluire le acque da San Lorenzo». «Quando piove molto e c'è scirocco si va sott'acqua – interviene il presidente di “Coopagricola Fiumicello”, Franco Baiutti -. Le serre non possono funzionare. E anche la coltivazione di asparagi – aggiunge – non è adatta alla nostra terra argillosa». E poi ancora le serre, «se coperte dal 50% di pannelli fotovoltaici non danno abbastanza luce alle piante» aggiunge Carlo Feresin, “miglior pescheto” 2011. Tutte perplessità che per il capogruppo dell'opposizione Paolo Dean sono «la conferma degli impatti negativi che il progetto avrà sul territorio». Ma l'opera «è un importante volano per l'occupazione – ribatte il sindaco -. Si darà lavoro a circa 100 persone di Fiumicello e Grado, con un progetto che permetterà al terreno di tornare agricolo anche dopo la sua attuazione, che fa rientrare nelle casse comunali 250mila euro all'anno a fronte delle 25 -30 mila attuali». Opportunità che molti colgono: basti pensare ai giovani presenti. Tra i convinti sostenitori Giuliano Pozzar, della cooperativa “La buona terra”. Elena Placitelli